DHH ha smesso di scrivere codice. E non è tornato indietro

Tredici mesi fa David Heinemeier Hansson sedeva nello stesso studio e guardava l'IA con scetticismo. Oggi è la persona che forse ha abbracciato più agli il cambiamento. Lo racconta in una conversazione lunghissima e intensa con Lex Fridman, la puntata 501 del podcast (video).

La svolta ha una data precisa: il 24 novembre 2025.

"Opus 4.5, per me, è stata la linea di confine. All'improvviso la qualità dell'output era inquietantemente vicina a quello che avrei scritto io."

DHH non parla di automazione timida. Parla di genio uscito dalla bottiglia.

Dallo scettico al "100% pilled"

Fino all'estate 2025 DHH usava l'IA come un assistente: completamento, ricerche, un sidekick gentile. Niente di rivoluzionario. Poi gli agenti.

"Gli agenti iniziano come curiosità per cinque minuti, poi diventano incredibili, poi diventano: mio Dio, è AGI?"

La traiettoria che descrive è a fasi. Prima guidi tu, dici dove andare, correggi. Poi arrivano i sub-agenti e il lavoro si accelera di dieci volte. Infine, con Opus 5 e i modelli più recenti, non dici più la destinazione. Dici il problema vago, e l'agente sceglie la rotta.

"Per il dominio su cui lavoro ora, mi posso fidare. So che mi copre le spalle."

Omarchy Quattro: un sistema operativo senza una riga scritta a mano

La prova più forte la porta lui stesso. Omarchy è una distribuzione Linux based su Arch, con un focus ossessivo sull'estetica e sulla velocità. La versione Quattro è uscita pochi giorni prima della puntata.

"Non ho scritto a mano nessuno del codice rilasciato in Quattro. Ne ho rivisto la forma, le righe critiche del livello model, ma non ho scritto le nuove funzionalità."

Parte dell'interfaccia non l'ha nemmeno guardata. E ha funzionato. Ha persino riscritto in C++ un'app di scrittura, Omawrite, partendo da Typora, in circa 20 minuti per la prima versione, abbandonando Typora in due giorni.

Il vero collo di bottiglia sei tu

Qui DHH diventa provocatorio. Perché app come Photoshop o Premiere non accelerano nonostante l'IA? Perché il limite non è l'implementazione.

"Appena hai team umani che lavorano insieme, il collo di bottiglia raramente è l'implementazione. È la banda umana e la comunicazione."

Più strati di approvazione, più riunioni, più gerarchie, e la produttività muore lì. La lezione di Omarchy è che per ottenere il boost da 10x a 1000x devi parlare direttamente con gli agenti, senza intermediari umani che rallentano.

"La maggior parte delle organizzazioni non sa cosa vuole. Sono bloccate sulle idee, sulla visione, sul gusto."

Ecco il paradosso: avere agenti che scrivono codice all'infinito non serve se non hai nulla di sensato da costruire.

Il "vibe coding" esiste davvero

DHH odia la parola agentic. La trova marketing spazzatura. Ma difende il concetto dietro al vibe coding: dici all'agente di buildare, non guardi l'implementazione.

"Il vibe coding, così definito, è: dici a un agente di costruire software per te. Non guardi come è fatto. Questo, per me, separa il vibe coding dalla programmazione."

E sorprende anche se stesso: in certi casi i programmatori esperti sono peggiori dei non programmatori, perché prescrivono troppo il percorso invece di descrivere l'obiettivo. Gli agenti spesso sanno la strada migliore.

"Puoi legittimamente dire: 'Assicurati che sia sicuro'. E l'agente ne sa più di te su cosa significhi."

L'open source è nella sua Riforma

C'è un lato quasi religioso nel discorso di DHH sull'open source. I maintainer si lamentano del fiume di pull request scritte da agenti. Lui ribatte: ma di cosa vi lamentate?

"Il mio filetto è troppo succoso e la mia aragosta troppo burrosa. Di cosa ti lamenti?"

Ha fuso oltre 1000 PR in Omarchy negli ultimi tre mesi, molte scritte da persone che non erano programmatori Linux. E ora lascia che siano gli agenti a fare il triage delle PR, a validarle in una VM, a passargli solo le perle.

"Tutto il lavoro ingrato di gestire un progetto open source sta evaporando a velocità folgorante. Resta la parte dorata: decidere cosa deve fare."

Scrivere meno, sognare di più

La vecchia regola agile torna utile: non sai cosa vuoi finché non lo vedi. Nell'era agentica vale ancora di più.

"Resisti alla tentazione di essere troppo specifico all'inizio. Sii vago quanto basta per far apparire qualcosa, poi interagisci con quella cosa."

Il sistema prompt di Opus 5, dice, si è ridotto dell'80% perché istruzioni umane troppo prescrittive danneggiavano l'agente. Esattamente come un capo che entra e ti dice come programmare.

Linux, il grande vincitore

C'è un motivo se DHH ha costruito un sistema operativo: l'IA rende Linux imbattibile. Gli errori arcani di Linux, che un umano non capiva, diventano il suo superpotere perché l'agente conosce i sorgenti.

"Non ho avuto un singolo problema sul mio Linux da inizio anno che un agente non sapesse diagnosticare."

E se ti serve Premiere o Photoshop su Linux? Oggi, dice, può farlo una persona sola. Basta iniziare dal proprio 5% e costruirlo.

La chiusura

DHH ammette di essere in uno stato di delirio. Lo dice senza vergogna.

"Chi guarda questa realtà e non è delirioso, o almeno molto eccitato, è in psicosi. La psicosi è credere che il mondo sia a malapena diverso."

Il mondo è cambiato. Lui ha smesso di scolpire codice e ha iniziato a coltivare gusto, visione e ambizione. Il resto lo lascia fare alle macchine.

E forse, la prossima volta che apri il computer, la domanda non sarà "come lo programmo?" ma "cosa voglio che sia?"