Come sta impattando l'intelligenza artificiale su lavoro,risparmi?

Come sta impattando l'intelligenza artificiale su lavoro,risparmi?

I trent'anni di America, Francia, Giappone e Gran Bretagna sono ai massimi dalla crisi del 2008. Il Regno Unito ha superato anche i picchi del panico fiscale del 2022.

Chi sperava che, a inflazione domata, i rendimenti tornassero ai minimi degli anni 2010 ha già avuto la risposta dei mercati: non torneranno. Anzi, probabilmente saliranno ancora.

Le cause sono note: inflazione mai sconfitta, deficit enormi, guerre e dazi. Ma cosa significa tutto questo per chi un bond non lo compra mai, soprattutto in Italia e in Europa?

La strana primavera italiana

Per la prima volta nella storia, il rendimento dei titoli francesi (OAT) è più alto di quello dei BTP (@GiovanniZibordi). Lo spread BTP-Bund è sceso ai minimi dal 2021, intorno ai 90 punti, e Moody's ha promosso l'Italia dopo 23 anni. BlackRock addirittura snobba i Bund e preferisce i nostri titoli.

Non è solo merito italiano. È anche il "demerito" tedesco: la Germania di Merz ha rotto con decenni di austerità e sta finanziando difesa e infrastrutture a debito. Gli interessi sul debito tedesco raddoppieranno, da 30 a 62 miliardi entro il 2029, fino al 10% del bilancio federale.

Il quadro però resta fragile. Il debito italiano vale il 135% del PIL, contro il 112% del 2011. E se oggi i BTP rendono il 3,4% sul decennale, i mercati si aspettano che salgano oltre il 4%: i future sull'Euribor prezzano già rialzi BCE fino a un punto percentuale.

La BCE ha le mani legate

Ecco il punto che pochi dicono. Nel 2011 la BCE aveva 2.800 miliardi a bilancio e poteva comprare titoli. Oggi ne ha 7.600, sta ancora vendendo (quantitative tightening) e senza un'emergenza dichiarata non può più fare scudo ai paesi indebitati.

"La BCE deve rispondere a quello che fanno gli USA. Ha le mani legate dai mercati globali, dalla Fed e dall'inflazione."

Se il petrolio dovesse salire verso i 150 dollari, la priorità diventerebbe il contenimento dell'inflazione, non il sostegno ai debiti. E i rendimenti dei BTP si muoverebbero verso l'alto con tutto il resto d'Europa.

Il paradosso della Francia

La Francia è il nuovo anello debole. Le sue elezioni presidenziali del 2027 rischiano di diventare uno scontro tra estrema sinistra ed estrema destra, con un deficit al 4,7% e i rendimenti dei trent'anni ai massimi dalla crisi finanziaria.

Per l'Italia è una consolazione fredda. La Francia non è più il "faro" su cui misurare la nostra affidabilità: è la prova che anche i paesi core possono vacillare quando i mercati perdono fiducia.

I risparmiatori italiani: tra BTP e conti deposito

C'è un rovescio della medaglia. I rendimenti più alti sono una manna per chi tiene i soldi nei BTP o nei fondi monetari: rendimenti reali positivi, cosa rara dal 2022.

Ma la maggioranza dei risparmiatori sta peggio. I conti deposito delle grandi banche pagano ancora lo 0,01 o lo 0,02%. E i titoli di Stato già in portafoglio perdono valore di quotazione quando i tassi salgono.

Il rischio più grande si chiama repressione finanziaria. Con un debito al 135% del PIL, per l'Italia l'unica via matematica è tenere i tassi reali sotto l'inflazione per anni.

"I risparmiatori non sono clienti di questo sistema. Sono il prodotto."

In questo scenario i debitori vincono, i risparmiatori perdono. L'inflazione erode i conti correnti, lo Stato respira.

Mutui: decide la BCE, non lo spread

Per le famiglie italiane lo spread è quasi irrilevante. I tassi su mutui e prestiti seguono la politica della BCE, non il differenziale con la Germania.

Se l'Euribor sale come prezzano i mercati, chi ha un mutuo variabile si ritrova rate più care nel giro di pochi trimestri. Chi ha un tasso fisso vecchio, invece, sta meglio di chiunque altro in Europa.

Il paradosso italiano: i titoli di Stato sono più "sicuri" che mai per i mercati, ma la casa costa come prima, l'energia pure, e gli stipendi non crescono.

L'Europa: costi più alti, crescita che non arriva

Il problema europeo è la trasmissione asimmetrica. Se l'AI spinge la crescita americana, i tassi globali salgono per tutti. Ma in Europa la crescita rimane bloccata da mercati del lavoro rigidi ed energia cara.

I dati lo confermano. I fornitori di componenti auto europei hanno annunciato oltre 100.000 licenziamenti in due anni (Clepa). Il commercio interno all'UE è sceso per la prima volta in quasi un decennio. E mentre la Cina spinge modelli AI a basso costo con sussidi di Stato, l'Europa guarda.

Risultato: debito più caro senza la crescita che lo giustifichi. Il peggior compromesso possibile.

I lavoratori: l'AI colpisce prima della crescita

La disruption c'è già ed è misurabile. Il tracker di Morgan Stanley segnala che la disoccupazione nelle occupazioni ad alta esposizione AI è di 0,5 punti sopra il previsto.

I più colpiti? I giovani tra i 22 e i 27 anni. Perdono il lavoro più facilmente e impiegano più tempo a ritrovarlo.

Colpiti per primi: i white-collar entry-level e medi (servizio clienti, software, mansioni amministrative). Chi lavora con le mani, per ora, è più al sicuro.

Le stime più aggressive, quelle di Dario Amodei (Anthropic), parlano di metà dei lavori entry-level e fino al 20% di disoccupazione in cinque anni.

C'è poi un paradosso fiscale. Più l'AI distrugge posti, più lo Stato spende in sussidi. E il reddito si sposta dal lavoro al capitale, che paga meno tasse. Le entrate calano proprio quando servirebbero di più.

La storia insegna. I tessitori a mano della rivoluzione industriale videro i salari dimezzarsi in quattordici anni e la sofferenza durò due o tre generazioni. La transizione AI sarà più veloce, ma i costi restano concentrati e ineguali.

Chi vince, chi perde

PerdonoVincono
Risparmiatori con cash in bancaChi ha asset: immobili, azioni, oro
Chi ha un mutuo variabileChi ha mutui fissi vecchi
Chi deve comprare casaI governi indebitati
Giovani white-collarChi ha bloccato tassi alti sui titoli

Per l'Italia, però, c'è una variante. I mercati oggi premiano la disciplina di Giorgetti e la Germania spende. Ma nessuno dei due fattori dipende da noi. Il nostro destino è appeso alle decisioni della Fed, ai prezzi del petrolio e alle elezioni francesi.

Il verdetto dei mercati è già arrivato: gli Stati non pagheranno i conti con la crescita, che non arriva. Li pagheranno con l'inflazione o con l'austerità.

In entrambi i casi, il conto è nostro.