Peter Thiel: l'AI anticristo, il declino dell'Europa e l'America

Peter Thiel è tornato a parlare, e come sempre lo ha fatto in modo disturbante. Il cofondatore di PayPal e Palantir si è seduto con Mathias Döpfner, CEO di Axel Springer, per un'ora e mezza di conversazione in occasione dell'Axel Springer Award 2026. Il risultato è un ritratto lucido e inquietante di un'epoca di transizione, dove la tecnologia promette tanto quanto minaccia, e dove l'Europa rischia di restare fuori dal gioco.

La stagnazione è reale, e l'AI non basterà a risolverla

Thiel non ha mai nascosto il suo pessimismo sul ritmo dell'innovazione. Dagli anni '70, sostiene, l'Occidente ha smesso di accelerare. Concorde, Apollo, i miracoli della seconda metà del Novecento: tutto fermo da decenni.

Ora punta tutto sull'Intelligenza Artificiale, ma con un avvertimento. L'AI è "più di un nulla di burger, meno di una trasformazione totale". L'unica area che mostra progresso genuini, ma anche l'unica di cui parliamo. Il che, per Thiel, è già un sintomo di malattia:

"Il fatto che stiamo parlando solo di AI è sempre un'ammissione implicita che, senza l'AI, siamo in una stagnazione quasi totale."

Il rischio concreto è che l'AI finisca per approfondire il problema anziché risolverlo. Invece di sfidare il conformismo, potrebbe rafforzarlo. Invece di liberare, potrebbe controllare. Thiel lo dice senza giri di parole: ogni volta che usiamo l'AI per navigare, diventiamo meno bravi a orientarci. Ogni volta che la usiamo per scrivere, diventiamo meno bravi a scrivere.

L'Europa ha paura del successo

La critica più tagliente di Thiel è per il suo continente d'origine. La Germania, in particolare, sta vivendo un declino che non è solo economico, ma culturale.

Thiel lo chiama "fear of success", una paura del successo che va oltre la classica avversione al rischio. In pratica: quando un imprenditore tedesco costruisce qualcosa che funziona, non prova a portarlo ai vertici mondiali. Lo vende, esce, si accontenta. Non c'è la spinta a diventare il prossimo Musk o Zuckerberg.

I numeri lo confermano. La Germania è scesa al decimo posto nell'EU Innovation Scoreboard 2026, dietro Austria, Lussemburgo e Irlanda. Ha una frazione delle unicorni rispetto a Stati Uniti e Cina. Per la prima volta nella storia del Fortune 500 Europe, il Regno Unito ha superato la Germania: 76 aziende contro 73.

Ma il dato più eloquente riguarda la ricchezza. Thiel ha contato tra i 50 americani più ricchi una dozzina di Gen X e più giovani che hanno costruito da soli la loro fortuna. In Germania, i circa 20 nella stessa fascia di età hanno tutti ereditato. "Non una singola persona ha fatto qualcosa di nuovo," dice Thiel. "Ha creato nuova ricchezza, ha costruito una grande azienda scalabile."

Il confronto con l'industria automobilistica è impietoso. Volkswagen, che nel 2017 era al sesto posto nel Global 500 con ricorde superiori a Shell, Berkshire Hathaway e Apple, ora è al tredicesimo. Lo scorso mese ha annunciato tagli di 50.000 posti e la riduzione della gamma modelli della metà. BMW e Mercedes-Benz hanno perso oltre il 20% del valore in un anno.

Il Papa, la Cina e l'idiota utile

Forse la dichiarazione più provocatoria riguarda l'enciclica di Papa Leone XIV sull'AI, in cui il pontefice chiedeva regolamentazione globale della tecnologia. Thiel non ha avuto remori: ha definito il Papa un "idiota utile per il Partito Comunista Cinese".

La sua logica è semplice e sgradevole. Pechino non ascolterà mai il Papa. Gli USA potrebbero farlo. Una regolamentazione occidentale frenerebbe l'innovazione in America e in Europa, lasciando campo libero alla Cina, che non ha intenzione di rallentare.

Thiel ha già confrontato attivisti come Greta Thunberg e Eliezer Yudkowsky con l'Anticristo, che descrive come "un ludita che vuole fermare tutta la scienza". Una posizione estrema, coerente con la sua visione teologica della tecnologia.

L'AI come forza diabolica e katechon

Thiel è un uomo di contraddizioni. Co-fondatore di Palantir, investitore in OpenAI e Scale AI, ma anche cristiano che riflette sulle profezie bibliche dell'Apocalisse. Ha dedicato una serie di lezioni a Oxford, Harvard e all'Università di Austin al rapporto tra tecnologia e fine dei tempi.

Per lui, c'è qualcosa di satanico nell'AI. Un'entità spettrale capace di hackerare le menti umane su larga scala. Ogni progresso nel servire i nostri desideri le dà più padronanza su di noi. Usare l'AI per prendere decisioni indebolisce le nostre capacità di giudizio.

Eppure l'AI potrebbe anche essere un katechon — la forza misteriosa menzionata nella seconda lettera ai Tessalonicesi che ritarda la venuta dell'Anticristo. Una technology che può combattere il male pur essendo essa stessa pericolosa. Questa ambiguità è il cuore della riflessione di Thiel.

Trump, Musk e la partita americana

Thiel ha ribadito il sostegno a Donald Trump e ha difeso il ruolo di Elon Musk nel governo, pur riconoscendo le tensioni con il presidente. Ha descritto l'era Trump come un momento di rottura necessaria, un decennio in cui idee prima considerate marginali sono entrate nel mainstream.

Sulla domanda se l'AI possa diventare "più grande di internet", Thiel risponde con il suo solito realismo disarmante: "Se non hai l'AI, beh, non c'è nulla in corso." Il progresso tecnologico è l'unica via d'uscita dalla stagnazione, anche se porta rischi enormi.

La difesa come priorità

Tramite Palantir, Thiel è profondamente coinvolto nell'uso militare dell'AI. Il suo messaggio è chiaro: i nemici dell'Occidente prevarranno se gli sviluppatori di software non collaboreranno strettamente con i governi occidentali per produrre capacità militari potenziate dall'AI superiori a quelle dei rivali.

"Non abbiamo bisogno di avere paura del progresso," dice. "Dobbiamo avere paura della stagnazione."

Un ritratto senza facili sintesi

Peter Thiel rimane una figura divisiva. È un miliardario che critica il capitalismo, un cristiano che parla di trasumanesimo, un democratico che ha definito la democrazia "incompatibile con la libertà". Ma la sua diagnosi del presente coglie qualcosa di reale che altri commentatori spesso ignorano.

L'intervista con Döpfner non offre risposte comode. Pone domande scomode: come bilanciare progresso e sicurezza? Come evitare che l'AI diventi uno strumento di controllo? E soprattutto, l'Occidente ha ancora la volontà di competere in una trasformazione senza precedenti?

La risposta di Thiel è ottimista, ma condizionata. Il futuro non è scritto. Dipende da cosa sceglieremo di fare.