La scorsa settimana c'é stato un interessante incontro dedicato agli Open Data a Settimo Torinese. A differenza di altri appuntamenti passati, in questo Workshop tenuto alla Biblioteca Archimede c'é stata davvero la possibilità di entrare nel merito della questione, e far emergere i vari punti di vista e i nodi da sciogliere.

Dalla discussione sono emerse tante aspettative e sfaccettature diverse, che è normale visto che il tema Open Data coinvolge inevitabilmente tante figure: tecnici/sviluppatori, politici/amministratori, cittadini, giornalisti ed imprenditori, ma se non si mette qualche paletto è difficile proseguire la discussione o accordarsi per degli obbiettivi comuni.
Brevemente e spannometricamente mi sembra che le posizioni che sono emerse siano più o meno queste:
Tutte posizioni legittime, ma in qualche modo edulcorate, perché gli Open Data dopotutto sono dati. Dati che già ci sono e sono in mani di enti, comuni, regioni,.. dati che sono pagati con i soldi pubblici e dati che potrebbero rendere più consapevole il cittadino sul funzionamento dello Stato o del territorio in cui si trova.
Il fatto che poi da questi dati ne potrebbe venir fuori un bel grafico o un'app è secondario! L'importante è liberare i dati che ci sono (nel rispetto della privacy) e predisporre delle piattaforme che li rilascino in modo sistematico, quindi partire dal: "Sì, ma a cosa servono questi Open Data?" è un approccio completamente sbagliato è come chiedere cosa servono la libertà e la democrazia.
Per capire realmente cosa possono essere gli open data, che non hanno nulla a che vedere con i siti nostrani frammentati e contenitori di puntatori a "dati spazzatura" e obsoleti, ci va un esempio.
Personalmente quello che considero una best practice è la piattaforma Open Data della città di Chicago.
Un sito con con dati organici organizzati, disponibili in formati appropriati quali XML e JSON, con la possibilità di verificare e visualizzare i dati su mappa direttamente dal sito internet!!
Ora capisco che in Italia ci sia la crisi, mancano i soldi e non tutti gli attori coinvolti siano realmente propensi a divulgare i propri dati, ma se davvero si vuole fare dei passi per la trasparenza, la partecipazione e il progresso, bisogna farli nella giusta direzione.
Se vi sembra impossibile, guardate il sito che ho segnalato, molte di queste informazioni lì già ci sono. Come se non bastasse offrono anche le API e ci sono molti progetti rilasciati open source su github, quindi nulla a che fare col nostro spezzatino nostrano improvvisato, ma sbandierato ai quattro venti come chissà quale innovazione.
Tanto per concludere sono passati 6 mesi e la situazione che avevo trattato non è cambiata di una virgola. Sono molto pessimista in generale, sembra di vivere un nuovo medioevo, politici vecchi e superficiali, imprese poco lungimiranti e che pensano solo al proprio cortile. Perché da sole le idee innovative e il marketing non bastano (il Foursquare italiano, nato prima di Foursquare).
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