Open Democracy, Open Data e geolocalizzazione, a che punto siamo?

Internet e la geolocalizzazione sono ormai alla portata di tutti, smartphone, GPS e Social network sono la chiave di questa nuova rivoluzione, ma quali nuove potenzialità si stanno realmente concretizzando per migliorare la società, in particolare per rendere più consapevoli i cittadini / elettori / persone?

Prima di citare alcuni esempi vorrei delimitare un po' il campo, ma vi risparmio eventuali convegni fuffa ai quali avreste potuto partecipare. Approfitto di questo post per chiarire a tutti i 3 concetti chiave di cui si sente sempre più spesso parlare:

  • Open Standard. Abbinato spesso a Open Source, significa che le applicazioni (web e non) fanno uso di librerie o software di cui si conosce il funzionamento e i dati sono salvati in un formato comunemente accettato. HTML5, CSS3, Javascript, JSON, XML,.. sono alcuni esempi di linguaggi o markup comunemente accettati come tali. L'organizzazione principale per il web è il W3C.
  • Open Data. Qui ci spostiamo più sull'output di un programma e il ragionamento che spesso viene fatto è questo: se gli stati, le regioni, le pubbliche amministrazioni in generale, producono dati e statistiche che riguardano tutti e vengono pagati con i soldi di tutti perché questi dati non vengono rilasciati (rispettando la privacy) ? Sembrerebbe ovvio, ma purtroppo oggi una minima parte di dati viene rilasciata. Le organizzazioni di riferimento principali sono Data.gov (USA) e opengovernmentdata (EU)
  • Open Democracy. Si tratta di un concetto ancora più ampio, sfaccettato e in via di definizione, che potrebbe essere riassunto come una piattaforma dove le persone producono dati di rilevanza pubblica del tipo: segnalazioni locali, situazioni di pericolo, disservizi, spreco di denaro pubblico.. Cioé suggerire alla politica locale questioni di interesse generale che verrebbero perse nei meandri della burocrazia altrimenti, oppure "autoinformarsi" che un problema che si pensa essere ignorato in realtà è stato notato ed è in via di risoluzione.

Ora alcune applicazioni web che sono un tentativo di quello che potrebbe essere l' Open Democracy.

vega9.com Si tratta di un prototipo (ancora in fase sperimentale) per favorire il ponte tra discussioni o annunci locali (reali) e web. Così da agevolare la creazione di cittadini interessati a un tema di pubblica utilità e alla sua evoluzione.

n0tice.com Finanziato dal noto giornale britannico Guardian e il nome del finanziatore dice tutto, permette alle persone registrate via Facebook con l'aiuto della geolocalizzazione di segnalare temi di interesse locale.

blockboard.org (ex blockchalk) Servizio analogo al precedente, ora entrato in closed beta e per ora attivo solo in USA.

evasori.info Servizio italiano ad-hoc per segnalare in modo anonimo e approssimativo casi di evasione fiscale.

http://www.aidyourcity.com/ Servizio disponibile anche su smartphone iPhone o Android per segnalare disservizi.

http://www.citywarn.it/ Segnalazione problemi nelle città

epart.it Servizio completo di segnalazioni pubbliche rivolto ai cittadini e ai comuni. Questo servizio è utilizzato dalla città di Udine ed è stato riportato anche da Repubblica. Servizio limitato all'Italia.

 

commenti

ePart non e' open

Non commento sugli altri, ma ePart non e' ne' opensource, ne' opendata. E' un servizio certamente interessante, ma e' un'altra cosa. Qui a Torino, in combutta con un amico che lavora in comune, sto realizzando qualcosa di simile (gia' in uso presso i nostri senior civici) e che, una volta perfezionato, sara' rilasciato pubblicamente.
A parer mio il concetto di "open democracy" passa inevitabilmente dall'opensource: essendo di fatto una questione tecnologica, la tecnologia che la rende possibile deve essere accessibile a chiunque. Ivi compreso il comune sfigato che non ha millemila euro per comprarsi il servizio online. Altrimenti si continua a fare distinzione tra chi puo' permetterselo e chi no, e che democrazia e'?

Infatti ho scritto

Infatti ho scritto "tentativo" nel senso che le 3 "O" sono più o meno applicate. Riguardo ePart, non lo conosco a fondo, ma mi pare che l'account pro non sia obbligatorio, quindi i cittadini possono usarlo gratuitamente e in qualche modo rilascia i dati sulle città (italiane) monitorate sottoforma di RSS.
Secondo me un servizio di Open Democracy dovrebbe essere gestito da una società privata o fondazione perché né i comuni, né lo stato sono in grado a garantire l'imparzialità, visto che dopotutto si discuterebbe principalmente del loro operato.

Valutazione

Secondo me un servizio di Open Democracy dovrebbe essere gestito da una società privata o fondazione perché né i comuni, né lo stato sono in grado a garantire l'imparzialità, visto che dopotutto si discuterebbe principalmente del loro operato.
Non esattamente: viene valutato l'operato dell'azienda che ha in appalto il servizio. A Torino i rifiuti sono gestiti da AMIAT ed i trasporti pubblici da GTT, aziende private (a partecipazione pubblica, ma pur sempre private) che hanno una carta dei servizi che dovrebbero rispettare e cui vengono versati lauti compensi su base annua senza badare piu' di tanto al loro effettivo operato.